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Everything is possible for those who love


Cambogia agosto 2008
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Domenica-lunedì 17-18 agosto 2008
Inizia una nuova esperienza. Sappiamo all’incirca cosa ci aspetta ma per entrambi è qualcosa di nuovo. Il gruppo è numeroso: 26 persone, giovani per la maggior parte. Anche le provenienze sono molto diverse: in gran parte italiani, noi due dalla Svizzera, un’americana (che ci raggiungerà a Phnom Penh), una peruviana e un africano. Il gruppo è capitanato da Gerry Testori, presidente di Missione Possibile, coadiuvato da Clarissa, la sua assistente-segretaria.
Dopo un lungo viaggio giungiamo a Phnom Penh. Il primo impatto è abbastanza duro: traffico caotico, sporcizia, cattivi odori, calura soffocante. Dopo esserci installati in albergo e dopo un pranzo ristoratore (a base di riso naturalmente) ci rechiamo all’ufficio di Missione Possibile dove incontriamo Francesca Roggero, la direttrice nazionale in Cambogia per l’associazione. Dopo esserci conosciuti e averci presentato le attività svolte in questo paese, iniziamo il primo lavoro vero e proprio: la preparazione di sacchetti contenenti giocattoli e vestiti per bambini, che consegneremo domani alle famiglie che andremo a visitare.

Martedì 19 agosto 2008
Sveglia alle 6.00 e partenza per Kan Dan Kao. È una zona periferica di Phnom Penh dove si sono insediate decine di famiglie sfollate da altre parti della città, che vivono in una situazione molto precaria. È veramente desolante: abitano in baracche poste su palafitte, in un “corridoio” largo pochi metri lungo il muro di cinta di una fabbrica. Siamo nella stagione delle piogge quindi è completamente allagato e per raggiungere la propria abitazione devono camminare nell’acqua putrida, fra i rifiuti. Viene il nodo alla gola a pensare com’è costretta a vivere questa gente. Noi torneremo presto nel nostro comodo e pulito albergo, loro invece sono costretti a rimanere qui magari anche per tutta la vita.
Le famiglie si radunano e in modo ordinato distribuiamo a ogni rappresentante un pacco di riso e un sacchetto con giocattoli e vestiti. È gratificante vedere la gioia dei bambini appena aprono i pacchetti e scoprono i nuovi divertimenti che magari faranno loro dimenticare per un attimo la situazione in cui vivono.
Uno dei numerosi progetti di Missione Possibile è la clinica mobile che oggi sta visitando questa zona. Tre giorni la settimana si sposta nelle aree dove altrimenti la gente non avrebbe alcuna possibilità di farsi curare. Un medico e due infermieri visitano chi ne ha bisogno e somministrano direttamente le medicine adeguate.
Dopo la distribuzione e la visita del luogo abbiamo del tempo da trascorrere con i bambini che, nonostante la situazione in cui vivono, hanno una grande vitalità e voglia di giocare e divertirsi.
Al ritorno in città visitiamo i Killing fields, i campi di sterminio dove venivano massacrati e seppelliti in fosse comuni i cosiddetti “nemici” del regime dei Khmer Rossi. Poi ci spostiamo all’S-21, il museo del genocidio di Tuol Sleng, dove queste persone venivano imprigionate, interrogate e torturate. È impressionante quante atrocità sono state commesse in questo paese in nome di ideali per noi incomprensibili.
Nel pomeriggio abbiamo qualche ora libera, ne approfittiamo quindi per i primi acquisti al centro commerciale Sorya e al Central Market. La Cambogia, come altri paesi del sud-est asiatico è il regno dei prodotti contraffatti. Difficile, se non impossibile, trovare qualcosa di originale. Solo al Russian Market si possono comperare bei prodotti di artigianato locale.

Mercoledì 20 agosto 2008
Dopo un’oretta di preghiera, riflessione e condivisione delle esperienze vissute in questi primi giorni, ci trasferiamo all’Emmanuel Christian School che Missione Possibile sostiene offrendo i pasti alla mensa. Questi bambini appartengono a famiglie che in precedenza abitavano nella discarica di Chak Samran, che visiteremo l’ultimo giorno. Stanno per finire le lezioni e subito dopo aver mangiato abbiamo un po’ di tempo per giocare con loro. Sono scatenatissimi, hanno un’energia inesauribile. Molto diversi da quelli che abbiamo incontrato ieri: molto più vivaci, gioiosi e sani. Il caldo all’interno del capannone-scuola è soffocante soprattutto con lo sforzo che anche noi dobbiamo fare per tener testa ai bambini.
Oggi per pranzo hamburger al centro commerciale Sorya. Solitamente mangiamo specialità cambogiane in ristoranti nelle vicinanze dell’albergo: riso con verdure e pollo, lok lak (sminuzzato di manzo con riso e un uovo) e nudles (una sorta di spaghetti con verdure e pollo). Questi sono i tre menu più “sicuri”, chi vuole sperimentare altri piatti solitamente rimane deluso.
Nel pomeriggio visitiamo il centro di accoglienza per ex prostitute “White Lotus”. Prima il salone per la cura del corpo “Sisters” dove ci facciamo curare con massaggi, manicure, pedicure, ecc. Poi l’ufficio del centro dove le due signore canadesi che lo dirigono ci illustrano il loro lavoro. Le ragazze abitano in una casa separata che, per proteggerle, cercano di tenere nascosta. Quando ne sono in grado, queste donne hanno la possibilità di lavorare nel salone per guadagnarsi qualcosa e preparasi a iniziare una vita indipendente.
Dopo cena ci spostiamo sul lungofiume dove si trova una zona abbastanza turistica con numerosi ristoranti molto frequentati, il più conosciuto dei quali è FCC.
Gli spostamenti in città vengono di solito effettuati in “tuk tuk”, i risciò trainati da moto, molto diffusi in tutto il sud-est asiatico. Le moto sono anche diffusissime e “infestano” le strade nella più totale anarchia. Sorpassano da ogni lato e agli incroci c’è da rabbrividire.

Giovedì 21 agosto 2008
In un paio d’ore di pullman su una strada per la maggior parte sterrata e sconnessa, ci trasferiamo al villaggio Roong, nella provincia di Takeo, dove Missione Possibile ha costruito e finanzia una scuola elementare per i villaggi dei dintorni. Oggi è l’ultimo giorno di scuola e quando arriviamo si sta svolgendo la cerimonia di chiusura dell’anno con i discorsi delle autorità e la premiazione dei bambini più bravi (un’usanza tipicamente cambogiana). Al termine della cerimonia (mentre un gruppo gioca con i bambini) iniziamo i preparativi per il lavoro che siamo venuti a svolgere in queste due giornate: la verniciatura dell’intera scuola. È difficile iniziare anche perché la maggior parte di noi non ha mai svolto lavori di questo genere, ma una volta che ci siamo organizzati proseguiamo celermente. Oggi il caldo è particolarmente soffocante, soprattutto dovendo lavorare all’interno di piccole aule. Non riusciamo a terminare tutto il lavoro: rimane ancora da dipingere un locale, i bagni e dare la seconda mano di vernice.

Venerdì 22 agosto 2008
Oggi continua la verniciatura della Takeo School. La calura è ancora più opprimente di ieri, grondiamo letteralmente di sudore. Anche se la scuola è chiusa arrivano ugualmente molti bambini e, come ieri, un gruppo organizza dei giochi con loro. Riusciamo a terminare il lavoro a metà pomeriggio quindi rimane il tempo per un momento di condivisione assieme agli insegnanti che oggi ci hanno aiutato. Gli ultimi lavori di pulizia e riordino delle aule lo svolgeranno loro.
Oggi abbiamo anche visitato il villaggio. È composto da numerose “case” su palafitte. La gente è molto povera ma qui in campagna ha la possibilità di coltivare i campi e di allevare qualche animale domestico quindi, pur nella miseria, non soffre la fame.
In questo periodo il clima cambogiano è molto caldo e soprattutto umido ed è molto stancante per chi, come noi, non vi è abituato. Il tempo è quasi sempre soleggiato a parte qualche temporale (anche violento) nel tardo pomeriggio. Siamo fortunati perché quest’anno la stagione delle piogge non è umida come di solito e il caldo non è così soffocante.

Sabato 23 agosto 2008
Per il gruppo di cattolici sveglia molto presto per assistere alla messa nella parrocchia di don Mario, un missionario italiano che da otto anni si trova in Cambogia. Valeria, una missionaria laica originaria di Lodi, che conosce quindi i nostri compagni provenienti da questa città, fa da guida.
Dopo la colazione andiamo a visitare il palazzo reale. Penso di poter affermare che si tratta dell’unica vera attrazione turistica della città perché altrimenti non presenta alcun elemento di richiamo (eccettuati i mercati). Esternamente è molto bello: numerosi palazzi in stile cambogiano riccamente decorati si affacciano su giardini ben curati. L’interno invece è piuttosto polveroso e trascurato.
Pranzo al centro commerciale Sorya e tempo per un po’ di shopping. In seguito torniamo alla parrocchia di don Mario per una visita della missione. È una costruzione molto bella e moderna, è infatti stata inaugurata solo a gennaio. L’intera struttura è composta, oltre alla chiesa, da una scuola, un ostello per studenti, un ostello per malati e un laboratorio che dà lavoro alle donne del quartiere dove realizzano borse con materiali riciclati. Questa missione è particolarmente attiva all’interno del quartiere e offre aiuto in diversi campi.

Domenica 24 agosto 2008
I cattolici vanno alla messa domenicale alla parrocchia mentre gli evangelici assistono al culto presso la chiesa dell’orfanotrofio Unacas dove poi tutto il gruppo si ritroverà per condividere il pranzo con i bambini. Anche qui, appena scendiamo dal pullman, veniamo calorosamente accolti dai bambini. Di solito si legano particolarmente a uno di noi e poi lo accompagnano durante tutta la permanenza all’orfanotrofio permettendo di instaurare un seppur breve legame di amicizia. Dopo il pranzo e una scatenatissima partita di calcio visitiamo, assieme ai bambini, una comunità nelle vicinanze, creata da una donna canadese. È una struttura molto grande che comprende una scuola, un orfanotrofio, delle case per malati di AIDS, per anziani e per bambini. Incredibile la storia di questa donna che, dopo aver perso il marito, si è trasferita in Cambogia da sola e ha creato tutto ciò dal nulla. In seguito assistiamo a uno spettacolo di danze tradizionali creato dai ragazzi dell’orfanotrofio Unacas.
Il pomeriggio prosegue con il lungo viaggio verso Sihanoukville. Arriviamo in serata. L’albergo è molto bello e abbiamo giusto il tempo per un bagno in piscina prima di cenare.

Lunedì 25 agosto 2008
I bambini dell’orfanotrofio New Hope for Orphans ci raggiungono questa mattina e li incontriamo direttamente alla spiaggia. Durante questi due giorni staranno nel nostro stesso albergo a nostre spese, assieme alle loro accompagnatrici. Trascorreremo quindi assieme qualche giorno di relax e divertimento. Il mare e la spiaggia sono belli e puliti e l’acqua molto calda. Qui è facile divertirsi con poco, specialmente per i bambini: l’acqua e la sabbia sono più che sufficienti. Tempo bello e caldo-umido. Nel pomeriggio la minaccia di un temporale ci fa tornare in albergo dove facciamo il bagno in piscina assieme ai bambini.
Prima di cena abbiamo l’incontro di preghiera-riflessione. È sempre molto bello e arricchente sentire le sensazioni e le opinioni su quello che stiamo vivendo e pregare assieme per un popolo che ne ha bisogno.

Martedì 26 agosto 2008
Anche oggi sabbia e mare, questa volta però in una spiaggia vicina al nostro albergo, più turistica e frequentata ma altrettanto bella. Tante venditrici ambulanti offrono cibo, souvenir, gioielli, vestiti, massaggi, manicure-pedicure, ecc. Prima del pranzo ci raccogliamo per ascoltare la testimonianza di Heng, una bambina di 13 anni che, dopo aver perso i genitori, è stata accolta dai vicini di casa e trattata come una schiava fino al giorno in cui ha avuto il coraggio di chiedere di farsi mandare in orfanotrofio. Ora sta bene, ha molti amici e può seguire la scuola, con ottimi risultati. Una storia molto triste e commovente ma anche piena di speranza perché anche da una situazione molto brutta ci si può risollevare. Tutti i bambini sono in lacrime e soffrono assieme a lei probabilmente anche pensando alle proprie vite e a ciò che anche loro hanno dovuto subire. E anche molti di noi non riescono a trattenere le emozioni. Dopo aver ascoltato questa testimonianza Gerry ha deciso di aiutare Heng finanziariamente pagandole una scuola d’inglese, così da darle la possibilità di avere un futuro, migliore del suo passato.
Nel pomeriggio torniamo in albergo dove stiamo a lungo in piscina con i bambini. Soprattutto il piccolo Jakob, un orfano di appena due anni che è diventato la “mascotte” del gruppo, è “conteso” da tutti noi.
Durante la riunione serale Gerry ci informa che vuole raccogliere delle offerte per pagare gli zaini e le divise scolastiche per questi bambini. Questa spesa viene sostenuta interamente da don Adolfo. La direttrice vorrebbe anche realizzare un allevamento di galline che permetterà di rendersi più indipendenti per l’acquisto di materiale scolastico, cibo, vestiti, ecc. Le offerte serviranno quindi a finanziare questo progetto.

Mercoledì 27 agosto 2008
Durante il ritorno verso Phnom Penh ci fermiamo per visitare l’orfanotrofio dei nostri bambini. Ci accolgono calorosamente e ci fanno visitare la struttura. Hanno un orto, una risaia, capre e mucche. Alcune bambine fanno una danza tradizionale poi ci vengono offerti frutta, caffè e tè. Tra la frutta c’è il durian, un caratteristico frutto dall’odore pestilenziale. Pochi osano assaggiarlo e nessuno di questi lo apprezza...
Quando dobbiamo partire per molti i saluti sono difficili: in soli due giorni, infatti, si sono già instaurati dei legami affettivi.
Arrivati a Phnom Penh abbiamo il pomeriggio libero. Pranzo al Sorya e acquisti al Central Market.
Anche oggi qualcuno non si è sentito troppo bene. La maggior parte dei problemi di salute sono stati causati dal caldo soffocante, dal sole oppure degli sbalzi di temperatura dell’aria condizionata.

Giovedì 28 agosto 2008
L’intera giornata è dedicata alla visita dell’orfanotrofio Sunshine House. La direttrice Pushpa ci accompagna nel viaggio e ci racconta la sua esperienza di missionaria e la triste storia di violenza e abusi di una bambina. Una vicenda sicuramente comune a molti di questi ragazzi. Dopo circa un’ora e mezza ci fermiamo alla House of Progress, una casa che accoglie gli orfani dopo i 16 anni mentre svolgono le scuole superiori. Per guadagnare qualcosa hanno creato un internet point che è gestito assieme a una coppia di australiani.
Dopo un’altra mezz’ora giungiamo alla Sunshine House dove ci accoglie una cinquantina di bambini e ragazzi. Pranziamo subito e poi, per lasciare libero il personale, laviamo noi i piatti. Questa struttura è sicuramente la più bella e funzionale che abbiamo visitato. Hanno addirittura un’infermeria con un’infermiera irlandese per i bambini malati di AIDS. Hanno anche una “fattoria” con oche e maiali con il letame dei quali producono biogas per la cucina. I bambini qui stanno bene e lo si può notare anche dal fatto che non sono così socievoli e non cercano il contatto umano come in altri luoghi che abbiamo visitato.
Il pomeriggio trascorre tra danze, canti e giochi, ed è presto giunto il momento dei saluti.

Venerdì 29 agosto 2008
Questa mattina il gruppo viene diviso in due. Una parte ridipinge una clinica prossima all’apertura e l’altra va alla presentazione ai dipendenti cambogiani, dei progetti dell’associazione. Il pomeriggio è libero e la maggior parte di noi si reca al Russian Market. In questo mercato si possono trovare molti prodotti di artigianato locale di qualità (si spera...). È caratteristico anche per il fatto di essere coperto e avere lunghi e stretti corridoi attorniati da numerosissimi e minuscoli negozi con la merce accatastata all’inverosimile. All’interno il caldo è soffocante e, soprattutto nella zona dei banchi alimentari, veniamo assaliti da vampate pestilenziali. Prodotti artigianali di buona qualità li troviamo anche in un negozietto vicino al nostro albergo che è legato all’associazione umanitaria ticinese Abba. Le due commesse parlano addirittura francese e tedesco.
Cena in un nuovo ristorante assieme a Valeria, don Mario e Gianluca della parrocchia cattolica. Al termine c’è la “premiazione”: ognuno riceve un piccolo premio per i propri “meriti” durante queste due settimane. Trascorriamo una bella serata in allegria.

Sabato-domenica 30-31 agosto 2008
È l’ultimo giorno. Siamo stanchi ma contenti. Visitiamo un altro villaggio di catapecchie semi allagato dove vivono in condizioni disastrose numerose famiglie con bambini. Abitano in capanne fatiscenti senza alcun tipo di servizio igienico, acqua corrente o elettricità. Le condizioni sanitarie sono pessime; fortunatamente la clinica mobile di Missione Possibile si ferma regolarmente anche qui. Distribuiamo riso alle famiglie e giocattoli ai numerosissimi bambini accorsi per l’occasione.
In seguito ci rechiamo poco lontano, alla discarica di Chak Samran. Lo spettacolo è terrificante. Arrivando tra le case si comincia a intravedere la montagna di spazzatura. Ci avviciniamo e iniziamo a scalarla facendo ben attenzione a dove posiamo i piedi. L’odore è nauseabondo. Decine di persone (anche bambini) frugano nei rifiuti alla ricerca di qualche materiale recuperabile che potranno poi rivendere riuscendo a guadagnare circa un dollaro al giorno. Quando arriviamo in cima è ancora più tremendo: la gente si affolla sui cumuli appena scaricati dai camion che arrivano senza sosta. Ci si chiede come possa ancora esistere gente costretta a vivere in queste condizioni disumane. Fortunatamente non vivono più nella discarica stessa ma sono stati spostati nelle vicinanze, dove possono vivere un po’ più dignitosamente. Quando qualcuno ha chiesto a uno di loro “cosa vorresti per il tuo futuro?” gli è stato risposto “più gente per recuperare più materiale” invece di “una vita migliore via da qui”. Ciò dimostra la loro totale assenza di speranza e di ricerca di un futuro migliore per sé e per i propri figli. L’esperienza è talmente forte che alcuni di noi si sentono male. Vedere dei documentari in TV è ben diverso dal toccare con mano la situazione direttamente sul posto. Noi, a differenza di queste persone, ce ne torneremo in albergo e potremo farci una doccia. Loro invece sono costretti a viverci ogni giorno per sopravvivere.
Dopo aver distribuito riso e giocattoli nel villaggio ai piedi della discarica e sconvolti da questa esperienza, rientriamo in albergo. Torniamo al Sorya per il pranzo ma il nostro pensiero è sempre rivolto a quanto abbiamo visto alla discarica.
Nel pomeriggio ci trasferiamo all’aeroporto dove, con un po’ di nostalgia, salutiamo Gerry, Davide e Alessandro, che rimarranno ancora una settimana per recarsi in Laos, e Francesca.
È stata un’esperienza fantastica. Tutto è andato bene, ben organizzato, ottima la compagnia, molto intensi i momenti di condivisione e di preghiera, tristi e toccanti i contatti con la popolazione e soprattutto i bambini, commoventi le testimonianze sentite, bello il dare sollievo materiale ma anche emotivo e spirituale, e altrettanto bello il ricevere un affetto sincero e disinteressato tramite un sorriso, un bacio, un abbraccio. Un’esperienza che ci ha sicuramente toccati tutti profondamente e ci ha insegnato molte cose come ad esempio che nella nostra vita ci sono priorità che andrebbero rivalutate. Nel ritorno alla nostra quotidianità sarà importante ricordarsi di ciò che abbiamo vissuto e imparato e che c’è sempre qualcuno che sta peggio di noi.
Chissà che non ci possa essere una prossima volta…

Lorenzo Inselmini

Per vedere le foto di questo viaggio